I curatori sono i nuovi creator
In un mondo con sempre più contenuti (anche artificiali), il valore del filtro umano non farà che aumentare.
Un saluto da Stromboli!
Pensavate di esservi sbarazzat* di me, eh? E invece no, sono ancora qui. Di mercoledì, per giunta. Infatti cercherò di tenervi compagnia anche durante le vostre meritate vacanze.
Annuncio importante! Se scrivi una newsletter ti chiedo una cortesia: puoi rispondere a questo breve questionario? Mi farebbe piacere comprendere meglio com’è lo stato di salute delle newsletter in Italia anche quest’anno (qui il report del 2024). Condividerò poi su questi canali i risultati, dai quali spero possa nascere una bella discussione.
E se ti piace la newsletter di oggi, condividila o lascia un cuoricino ❤️
A presto,
Antonio
Seicento su oltre ottomila.
È questa la proporzione degli utenti che aprono e leggono ogni singola mia newsletter (secondo le scarne statistiche di Substack). Essenzialmente scrivo per appena il 7,06% dei miei iscritti totali. Sì, perché qualche giorno fa avevo chiesto ad alcuni di loro di dirmi il motivo per cui fossero iscritti a LetMeTellIt (o lasciarmi una breve recensione).
Una lettrice mi ha raccontato che usa i miei contenuti curati per la rassegna interna di un noto editore italiano per cui lavora. La immagino in qualche open space milanese, mentre copia e incolla i miei link pensando “questo potrebbe interessare al team marketing”. Figo. Un altro mi confessa di provare FOMO leggendo la mia newsletter. Dice che la usa come un'antologia, pescando qua e là. Lui si occupa di cibo e vino, argomenti che tocco raramente, eppure trova sempre qualcosa di utile. Beh, thank you.
Ecco, c'è qualcosa di profondamente umano in tutto ciò ed è comunque motivo d’orgoglio sapere che le mie analisi diventano parte di conversazioni che non sentirò mai, e mi fa piacere sapere che i miei contenuti, o forse dovrei dire i miei suggerimenti, rappresentino un valore aggiunto per un’altra persona. O che lo sia il mio filtro.
Loro, o in generale, tutti quelli che si iscrivono ad una newsletter lo fanno perché dall’altra parte trovano un filtro. Umano, ça va sans dire. Qualcuno / qualcuna che setaccia nel mare magnum di contenuti e ti dice hey guarda, questa cosuccia qui credo meriti la tua attenzione. Quindi a voler ben vedere la curatela non è mai solo semplice selezione. È interpretazione, è dare la propria personalissima visione del mondo e delle cose. Secondo un survey di Aloha Browser sul digital overload il 65% degli utenti web si sente sopraffatto dalla quantità di contenuti presenti online. Dunque come fai a scegliere? Come fai anche solo a sapere che esiste quella cosa che potrebbe piacerti?
Certo, questa figura è sempre esistita. Il libraio che ti consigliava il romanzo giusto era un curatore. Il tuo amico smanettone che ti faceva le compilation pirata era un curatore. Ma mentre prima si trattava di scoprire contenuti che per questioni geografiche, politiche o logistiche non era possibile trovare altrimenti, ora l’enorme mole di contenuti al quale abbiamo accesso ogni giorno rende il filtro di un curatore sempre più indispensabile. Un’altra cosa interessante è che la curatela oggi non è più top down. Non è il critico del Corriere della Sera che ti dice cosa leggere ma una ragazza di ventitré anni che ha un account TikTok di nicchia dove ti consiglia dei libri che secondo lei meritano di essere letti. Parlando la tua stessa lingua.
La loro forza sta proprio nel fatto che non cercano di piacere a tutti e che si rivolgono a nicchie precisissime. Ed ogni nicchia ha il suo pubblico.
Questi sono alcuni suggerimenti che, nel mio piccolo, posso dare per chi desidera intraprendere progetti simili:
La curatela non è un ripiego per chi non sa creare
È una forma di creatività a sé stante. Richiede gusto, coerenza, capacità di vedere connessioni che altri non vedono. Se vuoi iniziare a fare curation, parti da quello che già conosci e ami. La pagina Instagram @diet_prada ha iniziato segnalando chi indossava copie contraffatte, ed è ora una voce autorevole nell'industria del fashion. In questo scenario il gusto non è più un vezzo estetico ma è un capitale di conoscenza che si trasforma in follow, vendite e reputazione. Qualche settimana fa avevo parlato proprio della taste economy, e dell’importanza del gusto in un mondo dettato da sempre più contenuti e sempre più artificiali:
La personalità conta più del contenuto
Le persone non seguono liste di link, seguono le persone che le raccolgono. Il tuo tono di voce, il tuo modo particolare di vedere il mondo sono quello che ti contraddistingue. Non serve piacere a tutti, ma piuttosto avere un punto di vista unico.
La curatela si può monetizzare
I modelli sono vari e spesso sovrapposti. Possono essere newsletter a pagamento, affiliate marketing, sponsorizzazioni dirette, vendita di prodotti. Su Instagram c'è un account che si chiama @hidden.ny. Nato come semplice aggregatore di look streetwear, grazie ad una innata capacità di intercettare esattamente quel momento in cui una cosa underground stava per diventare mainstream, sono cresciuti fino ad ottenere milioni di iscritti ed ora hanno una loro linea di vestiti che va sold out in poche ore.
Su Substack la curatela ha preso una piega ancora più interessante. La newsletter Maybe Baby di Haley Nahman è letteralmente una lista di link. Eppure ogni venerdì mattina migliaia di persone pagano per riceverla. Perché Haley ti dice cosa vale la pena leggere, così come Flow State ti dice quali canzoni ascoltare ogni settimana.
Consistency beats perfection
Meglio selezionare regolarmente contenuti buoni che aspettare il momento giusto. La curatela fatta bene è continua, non occasionale. Quindi nel marasma di notifiche, reel e playlist generate in automatico, distinguersi non significa produrre di più, ma selezionare meglio. La qualità del filtro è diventata la metrica più importante.
Pensa oltre Instagram e TikTok
Le piattaforme vanno e vengono, ma il bisogno di filtri umani resta. Instagram, TikTok, newsletter, pure i gruppi su WhatsApp possono essere veicoli di curatela. L'importante è trovare il formato che si adatta al tuo stile e al tuo pubblico. Inoltre stanno nascendo sempre più luoghi specifici e dedicati alla curatela tout court. Are.na non è proprio un social network. È più una specie di mood board dove raccogliere frammenti di internet che altrimenti andrebbero persi. Cosmos fa qualcosa di simile. E poi c’è Arca, che promette di diventare il sito di riferimento per i contenuti curati online. Vedremo.
Ricorda che stai facendo un servizio
In un futuro dove l'IA produrrà sempre più contenuti, il valore del filtro umano non farà che aumentare. Anzi, non escludo in futuro che il prossimo ruolo chiave nei team social possa diventare proprio il curatore: figure che offriranno un taste as a service, selezionando e presentando contenuti interessanti per cavalcare o per scoprire nuove tendenze.
Gianvito Fanelli è un designer, guest curator per la sezione travel di Elle Decor, autore della newsletter La Colazione dei Campioni 🥐 e fondatore di Vita Lenta, un progetto dove raccoglie immagini e video che raccontano la vita lenta e la bellezza delle cose fatte lentamente. In fatto di content curation, insomma, non è proprio l’ultimo arrivato. Era doveroso fargli un paio di domande:
Perché è così importante la curatela?
In un mondo dominato dagli algoritmi e dalla (sovra)produzione di contenuti (in tutti gli ambiti, rientrano in questa categoria anche i dischi e i libri), la curatela filtra il rumore di fondo e ci aiuta a selezionarli e decidere a cosa dedicare il nostro tempo. Il rischio, come con gli algoritmi, è quello di chiudersi all’interno di altre echo chamber, perciò credo sia necessario diversificare la propria dieta mediatica curatoriale per alimentare il proprio pensiero critico. Per questo, sento una certa responsabilità quando scelgo un contenuto, il prendersi cura è un’azione che, per sua natura, richiede attenzione.
In un momento in cui i contenuti sono infiniti ma l’attenzione è scarsa, che criteri usi per decidere cosa merita davvero il tempo e lo spazio del tuo pubblico?
Ti dico la verità: non c’è un criterio preciso. Anzi, in questo momento, da curatore soffro in parte gli stessi problemi dei lettori. Per scegliere, mi baso su quanto reputo affidabile una fonte (su questo tema, poi, si potrebbe aprire un portone gigantesco) e quanto un contenuto mi insegni qualcosa di nuovo o mi faccia riflettere in modo originale su un tema che mi sta a cuore. Chi sceglie la mia curatela, in qualche modo sceglie un po’ di immedesimarsi in me e ciò che mi piace, e di fidarsi di me. Un po’ come quando scegliamo una serata perché c’è un DJ che suona un genere preciso di musica. Non sappiamo esattamente che pezzi metterà, ma sappiamo che molto probabilmente ci piaceranno.
Se stai cercando di validare un’idea in poco tempo o costruire un MVP senza sviluppatori (anche se non sai scrivere una riga di codice), o solo capire cosa sia davvero il Vibe Coding…allora questa guida gratuita potrebbe risparmiarti settimane di frustrazioni e soldi buttati.
Per scrivere un prompt efficace, oggi, non è più sufficiente usare una singola frase ma una micro catena di istruzioni che simula il pensiero critico.
Dimenticatevi per un attimo dell'intelligenza artificiale che compone sinfonie, scrive poesie o fornisce l'ennesima playlist ispirata ai tuoi gusti. Il vero flex del 2025 è ascoltare jazz su vinile, mentre si legge un magazine cartaceo. Insomma, l’analogico sta tornando di moda.
Gli americani non fanno più festa.
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Qui un curator 🙋♂️
Non sapevo di essere un curator 🤣 In fondo con la mia newsletter faccio proprio questo: filtro quello che secondo me è più rilevante del mese appena passato nella pop culture. Direi che è ora di aggiornare la bio ✌️